In questi giorni credo di aver individuato quelli che per ora posso tranquillamente considerare i miei due dischi dell'estate. Almeno per quanto riguarda le uscite targate 2008. Ecco qua:

American Demo e' il debutto dei The Indelicates, ed e' quello che mi aspettavo dai Dresden Dolls quest'anno, ma non solo. Il disco vede l'alternarsi di due voci, femminile (mi ricorda il Rocky Horror a tratti, c'e' qualcosa di vintage nel timbro) e maschile (vicina a Morrisey in alcuni passaggi), e parallelamente a questo scambio assistiamo all'evoluzione stilistica dei pezzi: si passa da qualcosa dal sapore inglese, al cabaret dei Dresden Dolls privato dell'energia punk. Pop, venato di rock, con melodie orecchiabili e condito da un pizzico di elettronica. Da non sottovalutare i testi, poi, indubbiamente tra i migliori di quest'anno, nei quali troveremo temi piu' o meno noti riletti con un sarcasmo sottile. American Demo mi arriva nel momento in cui ho bisogno esattamente di questi suoni, e non poteva fare di meglio. Puo' darsi che col tempo perda qualcosa, ma in questo periodo non chiedo altro.

Un po' di Africa e di Caraibi, i Beach Boys che incontrano la psichedelia e l'elettronica. Sea Lion dei Ruby Suns riesce a trasportarmi in isole dimenticate, dove e' l'oceano l'unica fonte di rumore. Pop, come il precedente American Demo, ma meno catchy e meno rock. Melodie meno banali di quello che un primo ascolto lascia intendere si sposano con un rumorismo mai invadente. E' come ascoltare un pop lontanissimo negli anni riecheggiare in una conchiglia, mentre il resto attorno a noi non e' altro che natura. Se gli Indelicates sono indicati al mattino, i Ruby Suns si meritano un ascolto al tramonto, stesi con una bella bibita ghiacciata mentre in qualche modo cerchiamo di dimenticarci dell'afosa routine che ci aspetta inesorabile.

Poteva mancare un piccolo spazio dedicato al jazz? No davvero, per cui eccoci qua. La mia recente infatuazione: We Insist! Freedom Now Suite di Max Roach. Un jazz piu' sperimentale di quello cui mi sono abituato in questi giorni, un jazz di protesta, un omaggio alla cultura afro-americana e insieme il grido di ribellione che da essa esplodeva in quegli anni in cui il razzismo era la piaga piu' grande degli Stati Uniti. C'e' del blues, ci sono preghiera e controcultura, lacrime e schiavitu': un album tagliente, dall'immensa carica emotiva. Non e' solo esplorazione di frontiere relativamente nuove per il jazz, ma e' anche il coraggio di mostrare il dolore di una minoranza che faticava a trovare voce.