02/07/2008 | in : tv series




Nessuna serie tv, esclusa Twin Peaks, ha saputo tenermi incollato allo schermo senza annoiarmi. E' piu' forte di me, dopo qualche puntata mi passa la voglia di continuare, specialmente nel caso in cui la serie abbia un numero imprecisato di stagioni.
Non a caso, infatti, Spaced mi ha colpito e mi ha fatto innamorare:
1) sono due stagioni, 14 episodi in tutto
2) tre nomi: Simon Pegg, Nick Frost, Edgar Wright
Spaced e' una situation comedy ambientata a Londra, scritta e interpretata da Simon Pegg (Shaun of the Dead, Hot Fuzz) e Jessica Hynes, diretta da Edgar Wright (Shaun of the Dead, Hot Fuzz) e con la partecipazione, fra gli altri, di Nick Frost (Shaun of the Dead, Hot... ci siamo capiti).
Nel Regno Unito ha avuto un successo pazzesco, e' praticamente un cult (cosi' come lo sono le figure di Pegg e Frost). L'immagine li' sopra e' quella del cofanetto in mio possesso: curatissimo nella grafica dei menu' e nei contenuti speciali, l'ho preso senza aver mai visto un minuto di Spaced prima non solo perche' mi fidavo dei creatori, ma per il prezzo convenientissimo.





Spaced e' pieno di citazioni, gioca molto anzi sui continui spiritosi rimandi a videogiochi, cinema e fumetti. Divertente e surreale, con personaggi strampalati e situazioni bizzarre una dietro l'altra, la serie e' intrisa di cultura pop tipicamente inglese ed e' questo il motivo, a mio avviso, del suo insuccesso all'estero. Cosi' come Shaun of the Dead e Hot Fuzz, Spaced si apprezza decisamente di piu' se vista in lingua originale e con un po' di conoscenza di vita quotidiana inglese.
E' proprio per questo che e' scattato l'amore: ci ritrovo la mia vita di tutti i giorni (ehm, piu' o meno). E poi basta una smorfia a caso di Pegg e Frost per farmi spanciare dalle risate.
Praticamente la mia sit-com preferita.



GekkoP @ 17:47 | commenti (popup) | commenti
30/06/2008 | in : cucina, this london life



Sempre perche' a Londra trovare posti economici in cui mangiare non dico benissimo, ma almeno come si deve e' difficile, ecco un altro dei miei si spera ben accetti consigli: Nando's.
Nando's e' una catena di ristoranti portoghesi che, con un minimo d'occhio, consente di mangiare molto spendendo poco. Scartabellando il menu' e' facile farsi sfuggire alcuni particolari, per esempio i contorni a poco prezzo.
Ecco cosa, generalmente, ordino per nemmeno dieci sterline:
- 1/4 di pollo
- due porzioni di patatine
- bottomless coca-cola
Si puo' ordinare anche 1/2 di pollo, ma 1/4 per me e' piu' che sufficiente. Riguardo il contorno, io sono chips-dipendente, ma allo stesso prezzo si puo' scegliere fra del mais (servito come pannocchia), del pane aromatizzato all'aglio, delle verdure e del riso leggermente piccante. La bevanda e' il non plus ultra da Nando's, perche' la dicitura 'bottomless' sta a significare che potete riempirvi il bicchiere quanto vi pare e ogni volta che lo desiderate. A piacere, poi, si possono prendere salse (dalle meno piccante a quella ustionante), ketchup e maionese.
Considerato il prezzo e considerata la quantita' di cibo e bevanda, Nando's e' uno dei migliori affari possibili in quel di Londra.

GekkoP @ 15:30 | commenti (popup) | commenti
25/06/2008 | in : jazz, dischi

In questi giorni credo di aver individuato quelli che per ora posso tranquillamente considerare i miei due dischi dell'estate. Almeno per quanto riguarda le uscite targate 2008. Ecco qua:

American Demo e' il debutto dei The Indelicates, ed e' quello che mi aspettavo dai Dresden Dolls quest'anno, ma non solo. Il disco vede l'alternarsi di due voci, femminile (mi ricorda il Rocky Horror a tratti, c'e' qualcosa di vintage nel timbro) e maschile (vicina a Morrisey in alcuni passaggi), e parallelamente a questo scambio assistiamo all'evoluzione stilistica dei pezzi: si passa da qualcosa dal sapore inglese, al cabaret dei Dresden Dolls privato dell'energia punk. Pop, venato di rock, con melodie orecchiabili e condito da un pizzico di elettronica. Da non sottovalutare i testi, poi, indubbiamente tra i migliori di quest'anno, nei quali troveremo temi piu' o meno noti riletti con un sarcasmo sottile. American Demo mi arriva nel momento in cui ho bisogno esattamente di questi suoni, e non poteva fare di meglio. Puo' darsi che col tempo perda qualcosa, ma in questo periodo non chiedo altro.


Un po' di Africa e di Caraibi, i Beach Boys che incontrano la psichedelia e l'elettronica. Sea Lion dei Ruby Suns riesce a trasportarmi in isole dimenticate, dove e' l'oceano l'unica fonte di rumore. Pop, come il precedente American Demo, ma meno catchy e meno rock. Melodie meno banali di quello che un primo ascolto lascia intendere si sposano con un rumorismo mai invadente. E' come ascoltare un pop lontanissimo negli anni riecheggiare in una conchiglia, mentre il resto attorno a noi non e' altro che natura. Se gli Indelicates sono indicati al mattino, i Ruby Suns si meritano un ascolto al tramonto, stesi con una bella bibita ghiacciata mentre in qualche modo cerchiamo di dimenticarci dell'afosa routine che ci aspetta inesorabile.



Poteva mancare un piccolo spazio dedicato al jazz? No davvero, per cui eccoci qua. La mia recente infatuazione: We Insist! Freedom Now Suite di Max Roach. Un jazz piu' sperimentale di quello cui mi sono abituato in questi giorni, un jazz di protesta, un omaggio alla cultura afro-americana e insieme il grido di ribellione che da essa esplodeva in quegli anni in cui il razzismo era la piaga piu' grande degli Stati Uniti. C'e' del blues, ci sono preghiera e controcultura, lacrime e schiavitu': un album tagliente, dall'immensa carica emotiva. Non e' solo esplorazione di frontiere relativamente nuove per il jazz, ma e' anche il coraggio di mostrare il dolore di una minoranza che faticava a trovare voce.

GekkoP @ 11:42 | commenti (popup) | commenti
24/06/2008 | in : film




Non lo ricordavo cosi' bello, per fortuna una serie di coincidenze me l'hanno fatto tornare in mente (diciamo soprattutto il fatto di aver trovato il dvd a 3 sterline, ma sorvoliamo sulla botta di fortuna).
In rete e' spesso bistrattato, e a livello commerciale fu un flop. Il motivo e' semplice: I Heart Huckabees e' comunemente frainteso. Dalle locandine e dai trailer ci si aspetta una commedia, magari agrodolce, ma pur sempre un film divertente e scacciapensieri. Purtroppo, anzi per fortuna, non e' esclusivamente questo. Certo non mancano i momenti divertenti (un paio di scene mi hanno fatto sbellicare) ed altri capaci almeno di far sorridere, ma sono solo elementi di contorno. La pellicola se la prende con la metafisica e la filosofia, si fa beffa dell'esistenzialismo e del nichilismo, ci sono spunti ecologisti e satira politica e religiosa. E, ulteriore valore aggiunto, ci sono strambe trovate registiche che rendono il tutto particolare. I dialoghi sono serrati e brillanti, praticamente da soli reggono tutto. Il cast, poi, con tutta quella parata di star facilmente interpretabile come specchietto per le allodole, e' perfetto: una sorta di equilibrio nella recitazione, come un accordo silenzioso fra le parti, fa si che nessuno dei protagonisti pregiudichi la recitazione degli altri con una prova pessima o fin troppo riuscita.
I Heart Huckabees e' un film singolare e ingiustamente sottovalutato. Gioca con argomenti che non sono mai stati affrontati in modo tanto originale e ci riesce perfettamente. Peccato non sia stato capito.
GekkoP @ 14:35 | commenti (popup) | commenti
20/06/2008 | in : libri, jazz




Purtroppo l'immagine e' bruttina, ma facciamo finta di niente.
Il libro in questione e' Jazz di Arrigo Polillo, ed in questi giorni lo sto sfogliando con grandissimo interesse. Praticamente una sorta di enciclopedia del jazz, divisa in due parti. La prima, che ho quasi terminato, narra le origini, partendo dalle radici folkloristiche, passando per il blues ed analizzando le varie forme di jazz che si sono susseguite nel corso degli anni. Ci si ritrova a New Orleans, a Chicago e a New York, tra razzismo e poverta', bordelli e orchestre jazz. Tanti, tantissimi i nomi fatti da Polillo nel corso della disanima, ma con un minimo di criterio si riesce a stargli dietro. Questa prima parte e' utile soprattutto per capire perche' il jazz e' suonato in un certo modo, dove e' effettivamente nato e come si e' evoluto. Il resto del libro e' un'antologia di biografie dei piu' noti artisti jazz. Polillo nell'introduzione avvisa il lettore che ovviamente non ha potuto inserire tutti i nomi possibili, ma comunque per chi come me e' alle prime armi c'e' materiale a sufficienza.
Un libro utilissimo, e che si rivelera' utile nel tempo man mano che approfondiro' il genere.

Intanto, oggi mi sono portato a casa ad un prezzo stracciatissimo due dischi fondamentali:

 
GekkoP @ 19:44 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
18/06/2008 | in : live, this london life




Dopo avermi fatto disperare per la cancellazione della data in quel di Londra come supporto ai Battles, i Liars sono tornati per uno show da headliner.
Senza dilungarmi sui gruppi spalla (Deerhunter e High Places, pessimi i primi, discreti i secondi), direi di andare dritto al sodo.
Prima cosa, la scaletta. La copio direttamente da quella che ho recuperato a fine concerto:

Leather Prowler
Clear Island
Kingdom
Houseclouds
Seven
Freak Out
Beachboy
Snail
Unevil
Movie
Bys

Broom
Plaster Casts


Si addice perfettamente al loro stile, visto che non tutti i pezzi eseguiti sono facilmente riconoscibili da queste abbreviazioni.
Ad ogni modo, io e la dolce meta' guadagnamo la prima fila al centro senza troppi sforzi (a parte l'ansia all'ingresso perche' il biglietto dovevamo ritirarlo all'apertura delle porte). In sordina, praticamente mescolandosi allo staff del Koko, la band guadagna il palco e la scena se la prende il temibile omaccione immortalato li' sopra: Angus Andrew (anche se il batterista aveva il suo perche' con quel meraviglioso completo leopardato). E' il caos: psichedelia, noise, pazzia e una cospicua dose di sana follia. I Liars sono abilissimi musicisti e il delirio e' controllato, nel senso che non ci sono errori durante l'esecuzione. Angus imperversa, impacciato nei movimenti, sgraziatissimo e divertentissimo. I pezzi di Drum's Not Dead sono l'apice, eseguiti in modo tale da portare ancora piu' lontana la magia che gia' sprigionano su disco. Ma il resto non e' da meno: si passa da momenti squisitamente rock ad altri piu' noise, il tutto condito dalle urla isteriche del vocalist che si trascina asta del microfono e fili vari ed eventuali ad ogni movimento.
Impossibile descrivere quella sorta di sabba misterioso cui ho assistito ieri sera, eppure i Liars hanno confermato ampiamente le mie aspettative (altissime, perche' ho grande considerazione di questo gruppo). Sono una realta' giovane e straordinaria il cui talento spero duri ancora per molto tempo. Hanno reinventato il noise e la psichedelia prendendosi sul serio quel tanto che basta per non scadere nel ridicolo, come invece succede a quei gruppetti che si rifanno allo shoegaze impunemente.
Unici.
GekkoP @ 20:17 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
16/06/2008 | in : live




Riuscire a vedere uno dei gruppi piu' importanti della mia vita (piu' qualche anno fa che oggi, ma non si dimenticano certe cose) e' una soddisfazione troppo grande da descrivere qui con presunto occhio critico. Intanto, guardate che scaletta:

Bombtrack
Bulls on Parade
People of the Sun
Testify
Know Your Enemy
Bullet in the Head
Down Rodeo
Renegades of Funk
Born of a Broken Man
Guerilla Radio
Calm Like a Bomb
Sleep Now in the Fire
Wake Up

Bis:
Freedom
Township Rebellion (medley)
Killing in the Name of


Avrei gradito un paio di pezzi in piu', magari, perche' il concerto e' davvero volato. Ma perche' lamentarmi? Band in forma incredibile, carichi e devastanti. Zack urla saltando meno di un tempo, ma urla come un ossesso, mentre Morello ci regala i suoi assoli e i suoi effetti di chitarra indimenticabili. I classiconi li hanno fatti, ed in fondo erano questi che il pubblico voleva sentire: sono stati eseguiti alla perfezione, e non posso nascondere che, oltre alle grida e ai salti cui mi sono lasciato andare, c'e' scappata una lacrimuccia di gioia nel vederli spazzare via tutto e tutti. Oggi forse un loro disco non sarebbe la stessa cosa, ma vederli suonare cosi' ti fa pensare che di tutti i gruppi crossover usciti negli anni '90 pochi saprebbero creare uno spettacolo simile. E soprattutto, pochi reggono il confronto, ma questo e' un altro discorso che non mi va di fare ora. Ho visto dei musicisti energici e felici di suonare, in grado di portare il caos in oltre 20000 persone.
Difetti? Pochissimi. Appunto la scaletta che poteva comprendere un paio di pezzi in piu'. Per il resto direi il diffusore al centro dello stadio impostato male, che purtroppo creava una fastidiosa eco e, ovviamente, i gruppi spalla: Gallows inutili e scarsissimi, Linea 77 ripetitivi e sempre piu' banali.
Poco importa, sono sciocchezze. Ho visto i Rage Against The Machine, e mi sentivo un bimbo. Uno show difficile da dimenticare.
GekkoP @ 20:14 | commenti (2)(popup) | commenti (2)